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Rapporto Ocse sugli studenti con background straniero

Nei giorni scorsi, l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha pubblicato uno studio denominato “The resilience of students with an immigrant background”. Si tratta di una ricerca volta a monitorare le capacità di apprendimento e di recupero culturale e sociale degli studenti immigrati. La definizione immigrant background si riferisce ad una categoria specifica di studente, in possesso delle seguenti caratteristiche:

  • Non comunica attraverso la lingua italiana tra le mura domestiche

  • Non è nato nel Paese ospitante o vi è arrivato non nei primi anni di vita

  • E' inserito in un sistema scolastico sconosciuto

In Italia, questo tipo di immigrazione è stata per molti decenni poco considerata, sia dalle istituzioni, che dagli istituti di ricerca. La motivazione era molto semplice: si trattava di un fenomeno sociale numericamente marginale, soprattutto rispetto ad altre nazioni europee come Gran Bretagna, Francia e Germania. Negli ultimi quindici anni le cose sono rapidamente cambiate, se da un lato gli studenti con background straniero in età adolescenziale sono ancora il 20% in meno rispetto alla media Ocse, dall'altro non va trascurato che rappresentino il 20% del totale degli studenti. Attraverso l'analisi dei test Pisa Invalsi, lo studio ha messo in evidenza le maggiori difficoltà riscontrate dagli studenti immigrati. Solo la metà di questi ultimi ha raggiunto il livello minimo di competenze scolastiche, mentre gli studenti “nativi” vi è arrivato nel 69% dei casi. La maggioranza degli studenti immigrati non approda all'Università, in parte è dovuto al fatto che siano per lo più iscritti agli Istituti Professionali e in parte alle ristrettezze socio-economiche delle famiglie di provenienza. Il rapporto in oggetto ha evidenziato come diversi studenti con background di immigrazione siano impegnati in lavori informali non pagati, svolti per lo più in piccole aziende famigliari. Se questo va a giovamento del bilancio domestico, contemporaneamente toglie tempo ed energie utili all'apprendimento delle competenze e alla socializzazione.

L'Ocse auspica che, i governi dei singoli Stati, mettano in atto politiche volte al coinvolgimento degli studenti in programmi dedicati all'integrazione sociale e al veloce apprendimento della lingua. Il gap con gli alunni nativi parte già dai primi anni, visto e considerato il basso tasso di frequentazione degli asili da parte dei figli di stranieri. Prima i bambini entrano nella formazione scolastica, prima hanno la possibilità di apprendere la lingua e socializzare con i coetanei. Lo studio ha sottolineato come, In Italia, le “motivazioni a fare bene” degli studenti con background straniero siano molto alte nel 64% dei casi. E' un dato più basso rispetto alla media internazionale, ma più alto rispetto a quello degli alunni nativi. L'entusiasmo riscontrato deve essere convogliato in politiche attive.

La riforma della Buona Scuola si è occupata di questi aspetti, prevedendo una cattedra di italiano per stranieri e richiedendo ai docenti la frequentazione di corsi di formazioni, atti all'apprendimento di competenze specifiche. I tempi stimati per la realizzazione dell'apparato formativo dedicato agli stranieri sono lunghi, infatti si ritiene che possano entrare a regime solo nel 2022.

Chi volesse approfondire l'argomento, può leggere la versione integrale del Rapporto dell'Ocse al seguente link:

https://www.oecd.org/education/the-resilience-of-students-with-an-immigrant-background-9789264292093-en.htm

AC

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